Luca (nome di fantasia) ha 22 anni, ama lo sport e segue il calcio da quando era bambino. Conosce statistiche, schemi tattici, rendimento dei giocatori e persino le condizioni meteo che possono influenzare una partita. Quando ha scoperto le scommesse sportive, gli è sembrato naturale provarci: “non è solo fortuna”, pensava, “è abilità”.
All’inizio tutto sembrava sotto controllo: qualche franco alla volta, giusto per rendere “più interessante” la partita della domenica. Una schedina da 3 franchi, una da 5… e, a volte, anche qualche piccola vincita. Settimana dopo settimana, le giocate sono aumentate. Non tanto nell’importo singolo, ma nella frequenza. Tre franchi oggi, cinque domani, dieci nel weekend. Piccole somme che, sommate, a fine mese diventavano cifre ben più importanti. Oggi Luca dedica ore a studiare quote, forum e pronostici, spesso rinunciando a uscire. Ogni partita non è più un momento di svago, ma un’occasione per scommettere, per “recuperare” la perdita precedente o tentare la vincita successiva.
Il suo non è un caso isolato. Sempre più giovani si avvicinano alle scommesse sportive attratti dalla promessa di un guadagno facile e convinti di poter “battere le probabilità” grazie alla conoscenza del mondo sportivo. Ma anche quando l’esperienza è reale, il risultato resta imprevedibile. È il principio stesso del gioco d’azzardo: un’attività in cui il caso ha sempre l’ultima parola. Anche questa, infatti, può diventare una forma di dipendenza comportamentale che, pur travestita da “passione sportiva”, presenta le stesse caratteristiche di altre dipendenze: perdita di controllo, irritabilità quando si tenta di smettere, bisogno crescente di giocare, conseguenze economiche e sociali sempre più pesanti.
Secondo lo studio eGames condotto tra il 2018 e il 2021 da Dipendenze Svizzera e GREA, il 15,1% degli intervistati ha dichiarato di aver effettuato scommesse sportive online nell’anno della ricerca, una quota rimasta stabile rispetto al 2018. Il profilo tipico dello scommettitore è prevalentemente maschile (85,4%) e con età compresa tra i 18 e i 39 anni (61,5%). Tra chi scommette regolarmente, il 24,2% gioca almeno una volta a settimana, con una spesa media mensile di circa 100 franchi. La quota di chi mostra un comportamento di gioco a rischio moderato o problematico è pari al 17,9% del campione. Inoltre, il 16,2% degli scommettitori ritiene che il risultato dipenda principalmente dalla propria abilità personale, confermando la diffusione dell’illusione di controllo.
Le scommesse sportive rappresentano una delle forme di gioco d’azzardo più diffuse tra i giovani adulti. Spesso vengono percepite come una sfida logica, un esercizio di analisi e intuizione. Ma la realtà è diversa: anche con analisi e studio, il risultato di una partita resta imprevedibile; un errore arbitrale, un infortunio, una giornata storta, bastano per rovesciare ogni pronostico.
Eppure, l’illusione del controllo è uno dei meccanismi psicologici più insidiosi del gioco d’azzardo: si pensa di dominare la sorte, ma in realtà si è dominati da essa. È una distorsione cognitiva che porta il cervello a sopravvalutare il proprio ruolo negli esiti casuali, rinforzando la convinzione che “la prossima volta andrà meglio”.
I segnali di allarme sono sottili ma riconoscibili: pensieri ricorrenti legati alle scommesse, irritabilità quando non si gioca, tentativi falliti di “limitarsi”, menzogne per nascondere le perdite o il denaro speso. Col tempo, la scommessa diventa non più un divertimento, ma una necessità. Le relazioni sociali, lo studio e il lavoro iniziano a risentirne, e il rischio è di perdere — oltre al denaro — anche tempo e serenità.
La psicoeducazione e una psicoterapia cognitivo-comportamentale possono essere efficaci per ridurre il gioco compulsivo e ristabilire un equilibrio. Se la dipendenza è più radicata, è possibile attivare una presa in carico multidisciplinare.
Come accade per molte altre dipendenze, il primo passo è riconoscere il problema. Il secondo è chiedere aiuto, senza vergogna né paura.
Per maggiori informazioni o per richiedere un supporto professionale, anche in forma anonima e gratuita, è possibile rivolgersi a Ingrado – Servizi per le dipendenze, Settore Disturbi comportamentali GAT-P, www.ingrado.ch.
















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