Il paradosso del desiderio di avere figli:
Un nuovo studio rivela come gli atteggiamenti della popolazione svizzera contribuiscano ad accentuare il cambiamento demografico
Zurigo, 10 giugno 2026 – In Svizzera l’infertilità è un fenomeno diffuso, che interessa circa una persona su cinque. Allo stesso tempo, la popolazione sottovaluta fortemente sia le cause mediche sia il carico psicologico associato a questa condizione. È quanto emerge dal nuovo studio rappresentativo “Genitorialità in Svizzera Un rapporto su (in)fertilità e assenza di figli”, realizzato da IBSA Foundation per la ricerca scientifica e dal Programma di Ricerca Prioritario dell’Università di Zurigo (URPP) “Human Reproduction Reloaded”. Lo studio evidenzia inoltre che il calo delle nascite in Svizzera non è dovuto solo a fattori economici o all’infertilità, ma sempre più spesso a un cambiamento delle priorità di vita e al rinvio della genitorialità. I risultati sono stati presentati e discussi il 9 giugno nel corso di una tavola rotonda di alto profilo che si è svolta a Zurigo.
I principali risultati in sintesi:
Un nuovo concetto di genitorialità e famiglia: sempre più giovani adulti scelgono consapevolmente di non avere figli. La loro quota è aumentata dal 6% al 17% in poco più di dieci anni.
Una nazione di genitori tardivi: l’età media delle donne alla nascita del primo figlio è di 31,3 anni, tra le più elevate d’Europa.
Un fenomeno diffuso: una persona su cinque (20%) ha sperimentato l’infertilità, una condizione spesso associata a un significativo carico psicologico.
Importanti lacune informative: la popolazione sottovaluta fortemente l’impatto dell’età sulla fertilità. Un terzo degli intervistati ritiene erroneamente che la fertilità femminile inizi a diminuire in modo significativo solo dopo i 40 anni.
Una questione di responsabilità individuale: una chiara maggioranza ritiene che i costi dei trattamenti per la fertilità debbano essere sostenuti privatamente, soprattutto in caso di età avanzata (il 68% è contrario alla copertura da parte dell’assicurazione sanitaria).
La genitorialità diventa una scelta personale e consapevole
Lo studio evidenzia un profondo cambiamento culturale nel modo in cui famiglia e genitorialità vengono percepite in Svizzera. Sebbene i modelli familiari tradizionali continuino a essere rilevanti, la decisione di avere o non avere figli è sempre più influenzata da valori personali, progetti di vita individuali e priorità soggettive. Benessere emotivo, stabilità della relazione e conciliazione tra vita professionale e privata assumono oggi un ruolo molto più importante rispetto alle sole aspettative sociali.
Inoltre, sempre più giovani adulti scelgono consapevolmente di non avere figli. La loro quota è quasi triplicata negli ultimi dieci anni, passando dal 6% al 17%. Parallelamente, la procreazione medicalmente assistita si sta sempre più affermando come componente strutturale della pianificazione familiare, riflettendo sia il rinvio della genitorialità sia le trasformazioni in corso nella società.
«I nostri risultati suggeriscono che oggi la genitorialità non è più percepita principalmente come una norma sociale, ma sempre più come un progetto di vita intenzionale e altamente individuale», afferma il Prof. Dr. Jörg Rössel, Professore di Sociologia presso l’Università di Zurigo e uno dei responsabili dello studio. «Allo stesso tempo, sta cambiando anche il concetto stesso di famiglia: i legami affettivi e il lavoro di cura assumono un peso crescente rispetto alle strutture familiari tradizionali.»
Riproduzione in trasformazione: ruoli di genere e limiti etici
Secondo Rössel, un altro aspetto rilevante della percezione sociale è la persistente tendenza a considerare la fertilità principalmente come una “questione femminile”, sottovalutando il ruolo degli uomini nel processo riproduttivo.
«Le donne non solo dichiarano più frequentemente degli uomini di essere colpite dall’infertilità – circostanza statisticamente poco plausibile – ma sono anche, nella maggior parte dei casi, la forza trainante nella ricerca di soluzioni e nei percorsi di trattamento. Questo evidenzia chiaramente la necessità di una maggiore informazione e sensibilizzazione.»
Allo stesso tempo, l’atteggiamento verso le tecnologie riproduttive moderne è generalmente aperto, ma articolato. Procedure come la procreazione medicalmente assistita (PMA) sono ampiamente accettate, mentre permangono significative riserve etiche nei confronti di pratiche come la diagnosi genetica preimpianto (PGT) o la maternità surrogata. Anche il tema del finanziamento è oggetto di dibattito: una chiara maggioranza si oppone alla copertura dei costi da parte delle assicurazioni sanitarie, soprattutto nei casi di età avanzata o di stili di vita percepiti come poco salutari.
Una tavola rotonda di esperti per superare i tabù
Il 9 giugno presso il Careum Auditorium di Zurigo, un panel di esperti provenienti dal mondo della scienza, della politica e della medicina ha discusso le ampie implicazioni di questi risultati. Il dibattito è partito dalla domanda sul perché un numero crescente di persone in Svizzera non abbia figli.
Gli esperti hanno affrontato diversi aspetti del fenomeno: dalle ragioni sociali che portano a posticipare la genitorialità, ai limiti biologici della fertilità spesso sottovalutati, fino al forte impatto psicologico legato a un desiderio di genitorialità non realizzato. Particolare attenzione è stata dedicata alla discrepanza tra il progresso della medicina riproduttiva e l’attuale quadro normativo svizzero.
Tra i partecipanti figuravano, oltre al Prof. Rössel, il rinomato specialista in medicina della riproduzione Prof. em. Dr. med. Bruno Imthurn e la Consigliera nazionale lic. iur. Katja Christ. Uno dei principali punti di convergenza emersi dal dibattito è stato il riconoscimento del valore dello studio come base fondamentale per un urgente processo di de-stigmatizzazione del tema in Svizzera.
«I dati mostrano chiaramente, per la prima volta, quanto sia ampio il divario tra il numero delle persone coinvolte e la limitata consapevolezza pubblica di questo fenomeno, ancora oggi influenzato da miti e stigmatizzazioni», afferma Silvia Misiti, Direttrice di IBSA Foundation per la ricerca scientifica. «Questo studio dà voce alle persone coinvolte e offre a politica e società una base concreta per rivalutare uno dei temi più sottovalutati del nostro tempo. La nostra responsabilità è ora quella di promuovere un’informazione fondata sull’empatia e sulla conoscenza.»
Panoramica della tavola rotonda
Moderatrice: Marina Villa
Prof. Dr. Dipartimento di Sociologia, Università di Zurigo
Prof. em. Dr. med. Bruno Imthurn, MD, membro del comitato scientifico di IBSA Foundation, professore ordinario emerito di Medicina riproduttiva ed Endocrinologia ginecologica, Università di Zurigo
lic. iur. Katja Christ, Katja Christ, Prima Vicepresidente del Consiglio nazionale svizzero, Vicepresidente del Partito Verde Liberale e membro della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura
Reto Schumacher, demografo e responsabile di progetto presso l’Ufficio statistico del Canton Vaud, Dipartimento dell’Agricoltura, della Sostenibilità, del Clima e della Digitalizzazione
Ursina Kuhn, ricercatrice senior presso FORS – Centro svizzero di competenza in scienze sociali e LIVES – Centro svizzero di competenza nella ricerca sul corso della vita
Informazioni sullo studio (sintesi)
Lo studio « Genitorialità in Svizzera Un rapporto su (in)fertilità e assenza di figli» analizza le complesse interazioni tra progetti di vita, fertilità e modelli familiari in Svizzera. Basato sui dati dello studio longitudinale svizzero sulla riproduzione assistita (CHARLS), è stato condotto dal Polo di ricerca universitario (UFSP) «Human Reproduction Reloaded» dell’Università di Zurigo in stretta collaborazione con IBSA Foundation per la ricerca scientifica, al fine di creare una base solida per il dialogo sociale e politico
Per ulteriori informazioni, immagini e lo studio completo, cliccare qui:
https://drive.google.com/drive/folders/1gwOpg92Pv39SoHjiJhHqKeLfuKxzGDvb?usp=sharing
IBSA Foundation per la ricerca scientifica
IBSA Foundation per la ricerca scientifica è stata istituita nel 2012 a Lugano dall’azienda farmaceutica IBSA (Institut Biochimique SA) ed è il principale promotore delle attività di responsabilità sociale del Gruppo IBSA.
La Fondazione promuove una “Scienza per tutti” attraverso un’informazione accessibile e attività che mirano alla coniugazione della cultura scientifica e umanistica. Fra le varie iniziative, IBSA Foundation organizza forum di alto livello con scienziati di fama internazionale, eventi formativi, conferenze su arte e scienza e su cultura e salute e conferisce borse di studio in vari ambiti della ricerca di base e clinica.















