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  • IBLA smonta l’ipocrisia del turismo rapace, del paesaggio da copertina e della superficialità contemporanea in “Sikelìa”

    RBoss
    Giu 19, 2026
    #fattoreETC, claudia icono, eticinforma.ch, ibla, sicilia, Sikelia, turismo
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    La Sicilia che tutti vogliono bellissima, ma nessuno vuole ascoltare: IBLA trasforma l’isola in una donna violata dal desiderio altrui in “Sikelìa”, elevandola a paradigma della superficialità e del consumo rapido dei nostri tempi
    Tutti la vogliono bellissima. Immobile, possibilmente.

    Da fotografare al tramonto, da attraversare in estate, da pubblicare sui social quando serve una pietra greca, un mare abbacinante, una processione, una promessa di Sud. Poi, quando la terra trema, quando crolla, quando brucia, quando si svuota, quando viene lasciata sola davanti alle sue ferite croniche, lo sguardo si volge altrove. Resta una cartolina sbiadita, consumata da un turismo rapace che capitalizza la bellezza e lascia fuori la realtà sociale dell’isola.

    Un’ipocrisia culturale che IBLA colloca in “Sikelìa”, il suo nuovo singolo disponibile in tutti i digital store per 1901studio con distribuzione Believe. Un brano folk/elettronico che trasforma l’antico nome della Sicilia in una donna desiderata, sfruttata, offerta allo sguardo e poi abbandonata al proprio destino.

    Ascolta su Spotify.

    L’uscita arriva in uno dei momenti più rilevanti del percorso dell’artista agrigentina: il nuovo progetto discografico di prossima uscita è stato infatti selezionato tra i vincitori di “Per Chi Crea”, il programma promosso da MiC – Ministero della Cultura e SIAE a sostegno della creatività italiana, mentre il precedente singolo “Rituale” è entrato tra i 10 finalisti Big del Premio Amnesty International 2026. Due riconoscimenti che chiariscono la portata del lavoro di IBLA: una ricerca in cui suono, scrittura civile, matrice popolare e identità mediterranea trasformano la Terra del Sole da immagine consumata a lingua musicale contemporanea e pienamente spendibile su scala internazionale.

    “Sikelìa” nasce contro questa riduzione della Trinacria a prodotto d’immagine. La Valle dei Templi, il mare, le processioni, il dialetto, la tradizione greca e popolare dell’isola non sono sfondi da usare quando servono bellezza e storia pronta all’uso; sono sacrificio, identità, stratificazione. IBLA prende il racconto più comodo sul Sud — quello che lo celebra quando può venderlo e gira la testa quando quella stessa terra presenta il conto — e lo spezza dall’interno, trasformando la Sicilia in una donna che non accetta più di essere desiderata senza essere compresa.

    Attraverso la lente di ingrandimento del brano, lo sguardo di IBLA si allarga così a una critica generazionale profonda, intercettando la superficialità bulimica del nostro tempo. L’isola diventa il paradigma di una società contemporanea abituata a consumare tutto in pochi secondi — che si tratti di un territorio, di un’opera d’arte o delle esistenze altrui — riducendo la complessità della storia a puro contenuto da scrollare velocemente sullo schermo. Non è solo la denuncia di un saccheggio geografico, ma un j’accuse contro la perdita di attenzione e la totale assenza di responsabilità verso ciò che continuiamo a estetizzare senza mai prendercene cura.

    Nel testo, Sikelìa è una figura femminile quasi divina, «scolpita dalla marea, con il sale e col sudore», così bella da diventare ossessione persino per Dio. Ma istantaneamente, quella bellezza viene consegnata al ricatto del possesso: «vende agli uomini il suo cuore», anche solo per due lire, se qualcuno promette un po’ d’amore. Senza cedere ad una facile edulcorazione allegorica, IBLA canta una Sicilia desiderata per ciò che offre, consumata da chi arriva a prendere, lasciata sola quando smette di servire.

    Una regione che si mette in fila davanti al santo che piange lacrime d’oro, mentre «la terra crolla» e nessuno guarda davvero, e una richiesta – «chistu vonnu a sta città, una bella cartolina» – che svela un consumismo feroce fondato sul culto dell’immagine, sull’ossessione per gli scenari vendibili e, soprattutto, sulla perdita di responsabilità davanti a ciò che si continua a chiamare incanto senza prendersene mai cura.

    Prodotto e composto da James & Kleeve in collaborazione con la stessa IBLA, “Sikelìa” affonda negli opposti che in Sicilia continuano a toccarsi fino a confondersi: la seduzione e la colpa, il sacro e il consumo, l’eredità e l’abuso mercantile delle tradizioni.

    La scelta di inserire versi in dialetto rafforza il sedimento storico del brano, quello di chi ha visto passare padroni, ferro, fiamme, dominio; di chi conosce la paura, ma non l’ha mai scambiata per obbedienza. Di chi, per secoli, ha ballato tra gli inferi, ma non può essere lasciato morire così («cu a abballatu nta lu nfernu, nun lu fa moriri accussì»). Un canto di sopravvivenza che chiama direttamente in causa chi ha preso ma anche chi ha guardato e chi ha trasformato una terra complessa in un fondale instagrammabile.

    Sul piano sonoro, IBLA si libera dalla trappola più frequente della musica legata alle radici, evitando di ripulirla per renderla più accessibile. Il battito arcaico, la spigolosità del dialetto agrigentino, la ricerca vocale e le soluzioni melodiche legate alla tradizione si impongono su un impianto elettronico battente, più fisico rispetto ai lavori precedenti. L’effetto è una canzone che conserva un importante impianto teatrale e culturale, ma possiede al contempo una presa immediata, pensata per il palco e per un pubblico più ampio.

    «Lei è l’inferno che condanna e l’acqua santa che perdona», canta IBLA, consegnando Sikelìa a una doppia natura: rovina e salvezza, desiderio e giudizio, fragilità e forza arcaica. L’artista non chiede uno sguardo più contemplativo sulla propria terra, ma un’assunzione di responsabilità, perché la bellezza, quando viene consumata senza essere capita, diventa un’altra forma di abbandono.

    «Ho scelto il nome “Sikelìa” – racconta – perché avevo bisogno che la Sicilia diventasse una persona. Volevo raccontare una donna, una figura desiderata da tutti ma compresa da pochi. Mentre scrivevo questo brano osservavo la mia terra ferita, gli eventi estremi, i conflitti, un mondo sempre più dominato da logiche di potere e una tendenza costante a consumare tutto in pochi secondi: immagini, persone, luoghi, storie. “Sikelìa” è un invito al risveglio, a cercare ciò che non si trova mai se ci si ferma alla superficie.»

    Il videoclip ufficiale, diretto e prodotto da Formacollective e 1901factory, accompagna la trasformazione della Sicilia in figura femminile coerente con il testo: Sikelìa non è una musa mediterranea da contemplare, ma un corpo simbolico che porta addosso desiderio, sfruttamento, tradizione, potere, rovina e possibilità di riscatto. La sua bellezza non rassicura lo sguardo, ma lo costringe a fare i conti con ciò che, per troppo tempo, ha scelto di non osservare.

    Guarda il video.

    La pubblicazione di “Sikelìa” apre anche una fase live particolarmente significativa per IBLA: Il 26 luglio la cantautrice sarà a Rovigo per il Premio Amnesty International. Ad agosto sono inoltre previsti ulteriori importanti appuntamenti, tra cui il Bum Bum Festival a Trescore Balneario (BG), il 20 e il Romolo Golk Fest a Santa Teresa di Riva (ME), il 26. Tutti i dettagli di questi ed altri appuntamenti verranno annunciati nelle prossime settimane sui profili social dell’artista.

    Con “Sikelìa”, IBLA dimostra che si può essere radicalmente legati alla propria terra senza trasformarla in racconto di maniera, e che la tradizione, per continuare a parlare al presente, deve smettere di essere trattata come un’eredità da proteggere tra le teche di un museo e tornare a essere una lingua capace di prendere posizione.

    La Sicilia di IBLA non vuole essere celebrata. Vuole che qualcuno abbia finalmente il coraggio di guardarla per intero.

    Biografia.
    IBLA, all’anagrafe Claudia Iacono, è una cantante, autrice e ricercatrice sonora nata ad Agrigento. Dopo gli studi classici si forma vocalmente e artisticamente in un percorso che intreccia canto, teatro, linguaggi espressivi del corpo e ricerca sulle tradizioni popolari siciliane. La svolta arriva con Amici di Maria De Filippi (2021), che la porta all’attenzione del grande pubblico, senza cambiarne la direzione: per IBLA la musica resta indagine, attraversamento culturale, rilettura del reale. Dal 2015 al 2025 ha riportato nei teatri e sui palchi italiani ed europei l’eredità di Rosa Balistreri, evitando l’emulazione e proponendo un esercizio di filiazione critica, collaborando anche con Treccani su progetti di divulgazione editoriale. La sua scrittura prende forma in un territorio in cui rito, voce e radici non sono elementi simbolici, ma sistemi di lettura del mondo: per IBLA il Sud è lingua, matrice e cosmogonia. Oggi lavora a un codice sonoro del tutto personale che fonde oralità, folklore, elettronica e ricerca vocale, spingendo la tradizione fuori dalla sola conservazione e custodia, verso un uso nuovo: non repertorio, ma grammatica contemporanea capace di raccontare il presente.

    Instagram

Associazione ETC

Associazione ETC: un’associazione che è editrice del proprio giornale di informazione online www.eticinforma.ch (dallo storico www.ch-ti.ch – 11.04.2006) e pure del bimestrale cartaceo ETiCinforma Paper (numero zero apparso l’11 settembre 2016), che si occupa, tra le altre attività, anche di comunicazione, relazioni pubbliche, organizzazione come promozione di eventi. Una delle nostre specializzazioni è l’attività di ufficio stampa, di PR, di agenzia fotografica (anche per eventi come matrimoni, cerimonie, ecc.). Collaboriamo con molti media.

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Presidente Associazione ETC e Direttore ETiCinforma.ch
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Cellulare: +41 79 484 98 51
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